Intervento di Elena Apollonio sulla legalizzazione dello stabile di Corso Regina 47
Elena Apollonio
è intervenuta nella seduta del Consiglio Comunale di Torino del 3 marzo 2025 sul tema del progetto per la legalizzazione dello stabile di corso Regina Margherita 47 a Torino, già Opera Pia Reynero e ora occupato dal centro sociale Askatasuna.
Sono molto rammaricata che una parte dell’aula oggi abbia replicato comportamenti giustamente stigmatizzati come spiacevoli. Siamo in democrazia è da ore che siamo qui e non riusciamo a prendere la parola,l’aula è bloccata e sono stati fatti riferimenti nemmeno troppo velati che alla città saranno negate risorse.
Prendo atto dell’ossessione per il centro destra per Askatasuna e del fatto che si continui a chiedere al sindaco cose che dovrebbero chiedere con forza al ministro Piantedosi,la sicurezza è nelle mani del questore non del sindaco.
Il percorso di legalizzazione dei locali del cortile e del piano terreno di corso Regina Margherita 47, è complesso. I processi in democrazia sono lenti, solo nelle dittature i processi sono rapidi. Il buon esito del processo dipenderà dalla volontà di proseguire nel dialogo e nella mediazione con tutte le parti sociali coinvolte.
Durante il sopralluogo della commissione controllo di gestione ci sono state contestazioni e provocazioni sgradevoli ma assolutamente nulla che abbia richiesto il ricorso alle forze dell’ordine che erano presenti. Il patto che ha preso l’avvio il 12 marzo dello scorso ha come prerequisito la legalità e la non violenza. Tutto è perfettibile, e comprendiamo il nervosismo perché dopo 30 anni di occupazione questa amministrazione sta lavorando, è di tutta evidenza perché un anno fa una commissione consiliare nella «sede di Aska» sarebbe stata impensabile. Non ho mai frequentato Askatasuna e non avrei mai pensato di entrarci. Non solo invece io e altri abbiamo avuto accesso sebbene in clima di contestazione, ma sono state possibili occasioni di confronto. Un modo per incontrarsi e provare a accorciare le distanze. È proprio in luoghi come questi, dove la lontananza è più marcata, che noi istituzioni dobbiamo esserci. E che ci chiamino per nome non è grave, anzi è la plastica dimostrazione che in quel luogo ci stiamo andando.
Noi di DemoS crediamo che la strada per costruire giustizia e legalità passi attraverso la ricerca del dialogo. Rifiutiamo ogni forma di chiusura che porta solo a alzare muri di ostilità che è quasi sempre il presupposto di forme più gravi di violenza. I muri vanno abbattuti per creare ponti. Vale per tutti i grandi e piccoli conflitti della nostra città e del mondo. È quello che stiamo cercando di fare nel rispetto di tutte e tutti. I processi sono rapidi solo nelle dittature.
Prendo atto dell’ossessione per il centro destra per Askatasuna e del fatto che si continui a chiedere al sindaco cose che dovrebbero chiedere con forza al ministro Piantedosi,la sicurezza è nelle mani del questore non del sindaco.
Il percorso di legalizzazione dei locali del cortile e del piano terreno di corso Regina Margherita 47, è complesso. I processi in democrazia sono lenti, solo nelle dittature i processi sono rapidi. Il buon esito del processo dipenderà dalla volontà di proseguire nel dialogo e nella mediazione con tutte le parti sociali coinvolte.
Durante il sopralluogo della commissione controllo di gestione ci sono state contestazioni e provocazioni sgradevoli ma assolutamente nulla che abbia richiesto il ricorso alle forze dell’ordine che erano presenti. Il patto che ha preso l’avvio il 12 marzo dello scorso ha come prerequisito la legalità e la non violenza. Tutto è perfettibile, e comprendiamo il nervosismo perché dopo 30 anni di occupazione questa amministrazione sta lavorando, è di tutta evidenza perché un anno fa una commissione consiliare nella «sede di Aska» sarebbe stata impensabile. Non ho mai frequentato Askatasuna e non avrei mai pensato di entrarci. Non solo invece io e altri abbiamo avuto accesso sebbene in clima di contestazione, ma sono state possibili occasioni di confronto. Un modo per incontrarsi e provare a accorciare le distanze. È proprio in luoghi come questi, dove la lontananza è più marcata, che noi istituzioni dobbiamo esserci. E che ci chiamino per nome non è grave, anzi è la plastica dimostrazione che in quel luogo ci stiamo andando.
Noi di DemoS crediamo che la strada per costruire giustizia e legalità passi attraverso la ricerca del dialogo. Rifiutiamo ogni forma di chiusura che porta solo a alzare muri di ostilità che è quasi sempre il presupposto di forme più gravi di violenza. I muri vanno abbattuti per creare ponti. Vale per tutti i grandi e piccoli conflitti della nostra città e del mondo. È quello che stiamo cercando di fare nel rispetto di tutte e tutti. I processi sono rapidi solo nelle dittature.

Ostruzionismo strumentale da parte dell’opposizione che per attaccare la maggioranza invoca ignorantemente manganello e violenza come è di prassi in talune realtà della destra. Ottimo l’intervento della consigliera Apollonio a ribadire che il confronto civile non prevede il muro contro muro.