Piergiacomo Baroni contro il regolamento che vieta il voto agli stranieri
Il 6 febbraio a Novara si era discusso in commissione il meccanismo elettorale per le consulte di quartiere ed era stato concordato da tutti i gruppi consiliari che l’elettorato attivo, cioè il diritto di voto nelle assemblee, e quello passivo, cioè la possibilità di candidarsi a portavoce, valesse per
«tutti i residenti nel quartiere che abbiano compiuto 16 anni».
Ma all’ultimo momento nella seduta del consiglio comunale di Novara del 20 febbraio la maggioranza ha cambiato idea: per fare parte delle assemblee occorre essere «cittadino italiano o di uno stato membro dell’Unione europea» e per essere votato come portavoce è necessario essere «iscritto nelle liste elettorali per le elezioni amministrative», approvando un emendamento in tal senso del consigliere della Lega Picozzi.
Le opposizioni consiliari hanno duramente contestato questa inaspettata decisione, che ha capovolto l’esito di discussioni durate due anni. In particolare Piergiacomo Baroni capogruppo di Insieme per Novara ha dichiarato a Claudio Bressani della Stampa: «Il testo non precisava italiani o stranieri, per me era normale che non ci fosse differenza. Parliamo di immigrati regolari che lavorano, mandano i figli a scuola, pagano le tasse. Il messaggio che trasmettiamo a queste persone è che non ci interessa quel che pensano. Finché non sono cittadini non esistono».
Ma all’ultimo momento nella seduta del consiglio comunale di Novara del 20 febbraio la maggioranza ha cambiato idea: per fare parte delle assemblee occorre essere «cittadino italiano o di uno stato membro dell’Unione europea» e per essere votato come portavoce è necessario essere «iscritto nelle liste elettorali per le elezioni amministrative», approvando un emendamento in tal senso del consigliere della Lega Picozzi.
Le opposizioni consiliari hanno duramente contestato questa inaspettata decisione, che ha capovolto l’esito di discussioni durate due anni. In particolare Piergiacomo Baroni capogruppo di Insieme per Novara ha dichiarato a Claudio Bressani della Stampa: «Il testo non precisava italiani o stranieri, per me era normale che non ci fosse differenza. Parliamo di immigrati regolari che lavorano, mandano i figli a scuola, pagano le tasse. Il messaggio che trasmettiamo a queste persone è che non ci interessa quel che pensano. Finché non sono cittadini non esistono».